La Città di Teramo ha avuto, in campo sociale e sanitario, una storia lunga, nobile e articolata. Dal medioevo ai giorni nostri, passando dai Vescovi all'attuale Azienda sanitaria locale. Chiesa aprutina, filantropi benefattori, Congregazione di carità, Ospedali ed istituti riuniti, Ospedale Civile, Ospedale Sanatoriale, Ospedale Psichiatrico, collegi, orfanotrofi, brefotrofi, istituti, dispensari: questi sono stati per secoli i protagonisti indiscussi dell'assistenza sanitaria locale.

 

La storia della sanità è storia dell'uomo ed è dunque logico che la storia di un territorio non possa prescindere dalla storia delle sue strutture assistenziali. Che, per quel che riguarda Teramo, hanno avuto cuore pulsante in quell'antico complesso di Porta Melatina che per oltre un secolo ha ospitato non soltanto i vertici della sanità teramana, ma anche il primo Ospedale Civile della Città e un grandioso Ospedale Psichiatrico la cui attività ha avuto risonanza nazionale e, per certi versi, anche internazionale.

 

L'Ospedale Psichiatrico di Teramo, intitolato a Sant'Antonio Abate, è stato difatti uno dei più grandi e noti manicomi del centro-sud d'Italia e d'Europa. 675 anni visse questo celebre ospizio di Sant'Antonio Abate, di cui 117 come Ospedale Psichiatrico: iniziata nel 1323, la storia di questo glorioso Ospedale si è chiusa definitivamente il 31 marzo 1998.

 

Ospedale di Sant'Antonio Abate (1323), Congregazione di carità (1862), Ospedali ed istituti riuniti (1937): queste sono state le tre denominazioni storiche assunte dall'assistenza sociale e sanitaria a Teramo, nell'arco di quasi sette secoli, attraverso i quali è giunta sino ai giorni nostri, senza soluzione di continuità, con l'attuale Azienda sanitaria locale.

 

Il complesso ospedaliero di Sant'Antonio Abate, sito a Porta Melatina, è stato peraltro il rappresentante principale di questo illustre e nobile sistema assistenziale. Non c'é nessun altro edificio a Teramo, tra quelli a destinazione civile, che abbia saputo e che riesca ancora a raccontare la storia, la società, i sorrisi, le lacrime, le passioni, le gioie e i dolori di secoli e secoli di vite umane che sono passate tra quelle mura.

 

Un complesso che lo storico Francesco Savini, nel suo Liber Censualis del 1348 del Capitolo Aprutino, pubblicato a Roma nel 1901, definiva «testimone dei dolori e delle miserie di tante generazioni della nostra Patria ed insieme dei conforti materiali e morali che la carità cristiana dei nostri concittadini loro apprestava e appresta».

 

Quelle mura, che con la vicina Cattedrale, con il Teatro Romano e con le più rilevanti testimonianze del vissuto storico del territorio aprutino costituiscono, oggi come allora, il cuore stesso della Città, non nacquero come Ospedale Psichiatrico, ma come ospizio di ricovero e cura dei bisognosi e degli indigenti. Divennero poi ospedale civile e dal 1881, sino agli anni del grande internamento manicomiale, ospitarono pazienti affetti da disturbi psichici.

 

Passando nei pressi di quegli storici edifici, non si può non provare ancora oggi un imprescindibile, doveroso, fondamentale rispetto verso mura e locali che, sino ai giorni nostri, hanno ospitato secoli di vita. Non si costruisce il futuro se non si conosce, e non si rispetta, il proprio passato. Soprattutto se così nobile. Questa Città ne sia sempre memore.

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